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Squillace

L'antica Scolacium!

Squillace è situata su una collina, a 344 metri sul livello del mare, in posizione strategica per il controllo del golfo omonimo. Gli abitanti di Scolacium abbandonarono, verso il VI-VII secolo d.C., la Colonia Romana Scolacium, a causa delle invasioni longobarde e saracene, ed occuparono la collina attuale dove era possibile un maggiore controllo del territorio. La collina su cui sorge Squillace è percorsa, alla base, dai due torrenti Alessi e Ghetterello.

Già nel VI secolo, il grande Magno Aurelio Cassiodoro ( 483 -580 ), nato e morto a Squillace,alla fine della sua carriera politica di primo ministro alla corte di Teodorico e di altri re Goti in Ravenna, privilegiò la sua Città, tornandovi per fondare due importanti istituzioni culturali-religiose: il VIVARIUM, centro di studi e di copiatura di antichi testi ( per questo fu definito la prima università d'Europa) nei pressi della foce dell'Alessi e, sull'altura di Monte Castello, il CASTELLENSE, ossia un centro di contemplazione e di preghiera.
Nel 598 una lettera di Papa S. Gregorio Magno all'allora Vescovo di Squillace Giovanni, testimonia già la presenza di un "castrum" chiamato Squillace: si tratta dell'attuale sito di Squillace. I Bizantini fecero di questo posto un loro importante baluardo, a difesa delle incursioni saracene che comunque nel nel 904 conquistarono Squillace.

Squillace, ricca di storia, di tradizioni e di cultura, fu una delle più antiche diocesi della Calabria, tant'è che già nel 465 un suo vescovo Gaudenzio partecipò al Sinodo Romano di Papa llario. Al tempo dei bizantini e fino all'arrivo dei normanni il culto cattolico fu di rito greco, con vescovi obbedienti e fedeli al Patriarca di Costantinopoli. La cattedrale è dedicata alla Vergine Assunta in Cielo, realizzata negli anni 1784-1798 dal Vescovo Mons. Nicola Notaris, su disegno dell'ingegnere Claudio Rocchi: Ci vollero 14 anni di lavoro per ricostruire, ex novo, il tempio totalmente distrutto dal terremoto del 1783.
Quello preesistente, a croce greca, distrutto dal terremoto del 1783, era stato costruito dal Conte Ruggero il Normanno nel 1096 . L'attuale Cattedrale, in stile neoclassico, a tre navate, con la facciata in pietra lavorata ( da ricordare il Capo- Mastro Domenico Caruso da Altilia (CS) ed i suoi 14 maestri scalpellini ) , è rivolta ad occidente ed oggi, finalmente, vede completarsi nell'ultima parte ( la Crociera), rimasta incompiuta per l'intervenuta morte del vescovo Notaris.
I lavori in corso hanno permesso uno scavo archeologico per il ritrovamento delle vecchie rovine normanne, ma sopratutto per il completamento dell'opera avvenuta dopo duecento anni. All'interno vi sono, quali testimonianze d'arte antecedenti al terremoto, un monumento funebre del Vescovo Capece Galeota, databile tra il 1514 ed il 1524, attribuito alla scuola di Tommaso Malvito e, in parte, a quella di Francesco Laurana. Vi è inoltre il palliotto della Cappella di S. Agazio, del XVI secolo, il coro ligneo realizzato ad inizio di questo secolo quale dono dei preti al vescovo dell'epoca Mons. Tosi.
Gli stucchi e gli affreschi sono databili tra gli inizi del XIX ed altri,invece, sono dell'ultimo intervento di restauro realizzato da Mons. Fares negli anni dal 1950 al 1957.

La Cattedrale conserva il culto dell'Assunta, cui la Chiesa è dedicata, in prosecuzione del culto Greco della Dormitio Virginis ( nel giorno dell'Assunta veniva esposta, fino a qualche decennio fa, la statua della Vergine Dormiente, oggi esposta in una cappella laterale , nella navata sinistra. L'attuale intervento di recupero e scavo ha consentito di completare il monumento, a croce latina, ma anche di dare alla Chiesa una decorosa e definitiva sistemazione.
La Cattedrale conserva anche le reliquie del martire S. Agazio, centurione romano della Cappadoccia, decapitato sotto Diocleziano in Costantinopoli nel 311, patrono della Città e della Diocesi.
Il suo culto è giunto a Squillace assieme alle reliquie, secondo la leggenda con l'urna trasportata dalle onde del mare, secondo la storia per opera dei monaci basiliani che, nella lotta iconoclasta di Leone III Isaurico, lasciarono l'Oriente per approdare sulle coste calabre e sicule.